Società Internet – Chapter Italiano della Internet Society ha pubblicato oggi un documento di posizione sulle normative che impongono il blocco obbligatorio di contenuti Internet da parte dei fornitori di accesso e servizi. Al centro dell’analisi, il delicato equilibrio tra tutela degli interessi collettivi e salvaguardia della neutralità della rete.
Nel testo, l’associazione ribadisce un principio chiave: le infrastrutture che gestiscono il traffico Internet dovrebbero restare neutrali e non intervenire sui contenuti. Tuttavia, in presenza di rischi concreti per la collettività, alcune forme di intervento possono essere giustificate, purché proporzionate e progettate per ridurre al minimo gli effetti collaterali.
Secondo il documento, non tutte le modalità di blocco sono equivalenti. Il blocco a livello di indirizzo IP viene definito il più problematico, poiché può colpire indiscriminatamente centinaia o migliaia di servizi legittimi ospitati sulla stessa infrastruttura. Più mirato, invece, il blocco tramite DNS, che agisce sul singolo dominio ed è meno invasivo, oltre a risultare tecnicamente più sostenibile per gli operatori.
Ampio spazio è dedicato alla critica del sistema noto come “Piracy Shield”. Pur riconoscendo la legittimità della tutela dei diritti economici, il Chapter Italiano della Internet Society ritiene che questo strumento sia sproporzionato e scarsamente giustificato rispetto all’impatto su cittadini, imprese e operatori. Il documento evidenzia numerosi casi di blocchi errati che hanno colpito servizi ampiamente utilizzati, tra cui piattaforme cloud di uso quotidiano, con conseguenze rilevanti sull’economia digitale.
Tra le principali criticità segnalate figurano l’assenza di procedure rapide per la rimozione dei blocchi errati, la mancanza di trasparenza nelle decisioni, l’insufficienza di garanzie per chi subisce i provvedimenti e l’assenza di meccanismi di compensazione per i danni causati. Viene inoltre sottolineata la necessità di informare chiaramente i cittadini quando l’accesso a un contenuto è limitato per decisione delle autorità.
Il documento affronta anche il tema dei costi, ritenendo inaccettabile che l’onere economico delle misure ricada su operatori e utenti finali. Secondo l’associazione, tali costi dovrebbero essere sostenuti dalle aziende che beneficiano direttamente dei blocchi, anche per incentivare segnalazioni più accurate.
Infine, la Società Internet Italia richiama l’attenzione sul ruolo degli operatori globali, chiedendo che siano soggetti alle stesse regole degli operatori nazionali per evitare distorsioni della concorrenza. Pur criticando alcune posizioni espresse da grandi aziende internazionali, l’associazione ribadisce la necessità che tutti gli attori rispettino le normative vigenti.
In conclusione, viene richiesta l’apertura di un tavolo di revisione del “Piracy Shield”, con il coinvolgimento della comunità tecnica. Senza interventi correttivi sostanziali, avverte l’organizzazione, il sistema rischia di rimanere incompatibile con l’architettura di Internet, con effetti negativi sull’innovazione, sull’efficienza dei servizi digitali e sull’immagine internazionale dell’Italia.
Delibera del Consiglio direttivo di Società Internet – Chapter Italiano della Internet Society , adottata ai sensi dell’art. 5 dello Statuto, discussa nella riunione del Consiglio Direttivo del 27 gennaio 2026. Il Consiglio è composto dal Presidente e da otto Consiglieri. Il Presidente è Stefano Giordano, portavoce e rappresentante legale della Società Internet Capitolo Italiano della Internet Society, e agisce come liaison con l’Internet Society International Headquarters. I Consiglieri in carica sono: Laura Abba, Angelo Antonio Alù, Michele Amodeo, Vittorio Bertola, Valeria Cantarella, Federica Giaquinta, Stefano Giordano, Anna Pisterzi, Ermann Ripepi.
Testo della posizione approvata