Tavola rotonda:

"Internet Governance": pubblici poteri e partecipazione della "Local Internet Community"

 

organizzata da:

Società Internet

Sezione italiana di Internet Society (ISOC)

con la partecipazione del CNR

22 maggio 2002

CNR Piazzale Aldo Moro, 7 – Roma

 

 

Relazione di Paolo Vigevano

L’altro ieri al Senato si è svolta stata la relazione annuale del Garante sulla privacy. Dai resoconti dei giornali è stato dato forte risalto all’intervento di Rodotà, senza particolari accenti critici rispetto a quanto era stato detto, ma piuttosto esaltando i contenuti del suo intervento. Intervento che mi ha preoccupato perché era molto aggiornato sui possibili impatti, sulle potenzialità e i rischi connessi alle nuove applicazioni connesse all’uso dell’ICT. L’intervento forniva dati molto aggiornati su tutto ciò che, in questo settore, si prospetta all’orizzonte. Particolare accento è stato posto su una nuova concezione di "dato sensibile"; non più solo informazioni documentali sulla persona quali i dati anagrafici, quelli sanitari o altri, ma si sottolineava ormai la consistenza dell’elemento sensibile non più nel dato, ma nel corpo dell’interessato. Infatti le tecniche di riconoscimento basate sulla fisionometria o addirittura i chip embedded nel corpo che servono a localizzare le persone mettono a disposizione oggi applicazioni estremamente sofisticate. Nel manifestare forti preoccupazioni rispetto a queste novità e chiedendo garanzie di norme al parlamento, si è invocata l’adozione di una vera e propria costituzione per la privacy su Internet a livello europeo auspicando l’adozione di un corpo normativo in materia. A Rodotà ha replicato (evidentemente ne conosceva già l’intervento) il presidente del Senato Pera, con un intervento che a me è sembrato splendido, almeno da un punto di vista quale il mio, di una persona che vuole far crescere queste aree che sono nate al di fuori delle azioni dei governi e al di fuori delle giurisdizioni degli Stati e che non hanno avuto la possibilità di dialogare con le istituzioni in modo sistematico.

Cosa ha detto Pera: stiamo attenti, esistono delle aree, e si riferiva proprio a quest'area delle nuove tecnologie e quella della privacy, dove l’esercizio della responsabilità deve essere attuato di volta in volta in modo sperimentale comparando i livelli dei diritti in gioco. Ci possono essere dei diritti della riservatezza da una parte, dei diritti alla salute dall’altro ma ci sono anche aree che non è possibile normare; sono aree dove l’esercizio dell’authority dell’autorevolezza dello Stato deve associarsi con l’assunzione di responsabilità non codificabile perché la codifica di norme, in questi campi, significherebbe limitare le possibilità di esercizio dei diritti complessivi da parte dei cittadini. Questo tipo di contrasto tra i due interventi non è stato ripreso dai giornali; è un contrasto che però è alla base delle cose che noi stiamo discutendo e che noi stiamo affrontando, dei problemi che viviamo; mi riferisco appunto all’area degli operatori di questo nostro settore, ed è estremamente importante adesso quando, come governo, dobbiamo interpretare questo tipo di conflitto reale tra esigenze diverse e contrastanti problemi.

Fiorello Cortiana ci diceva: vogliamo delle norme. Però io voglio ricordare ai parlamentari che il Parlamento non deve necessariamente, come unica attività, produrre norme. Si fanno in Parlamento pochi dibattiti di politica generale che portino alla definizione di mozioni di indirizzo per il governo. Anche quelli di cui discutiamo oggi sono argomenti che vanno analizzati non soltanto finalizzandoli all’approvazione di una legge. A volte in Italia, se non c’è legge, si ha la sensazione di bassa produttività del parlamento. Il parlamento produce anche quando da solo degli indirizzi. Le discussioni politiche non sempre devono arrivare a produrre una norma, soprattutto in aree come questa. Quando leggiamo i dati che esponete con fior di analisi statistiche perfette, cosa testimoniano se non che i domini nazionali sono uno strumento di per se ancora imperfetto. Infatti gli americani, che si sono battuti sin dall’inizio per sfruttare a pieno il carattere transnazionale dello strumento, se ne sono fregati del dominio ".us" e si sono fatti il ".com", il ".org" non tanto per occupare "imperialisticamente" delle aree ma perché era quella la natura dello strumento. Loro furono i primi a rivolgersi a WTO chiedendo di avere mano libera in termini di diritti sul commercio elettronico a livello mondiale e questo si tradusse nella grande diffusione immediata del ".com".

Il problema che c’è in queste statistiche è il rapporto tra questo mondo, che va al di fuori delle giurisdizioni nazionali, e le istituzioni di ciascun paese. Vediamo come i comportamenti dei vari paesi abbiano prodotto risultati diversi positivi o negativi; questi vanno letti meglio perché ciascun paese ha avuto la propria storia. Da noi, ad esempio, c’è stata la signora Garau, il prestanome che aveva occupato da sola decine di migliaia di nomi qualche anno fa.

Il problema di fondo è di riuscire a comprendere quale ruolo il governo deve avere senza mettere a rischio il patrimonio di alegalità che ha il mondo Internet, che è nato al di fuori del corpo normativo tradizionale, e questa è una ricchezza. Bisogna stare molto attenti quando si dice come fa qualcuno:"intanto facciamo delle norme, poi possono essere utili". Bisogna procedere passo-passo.

Oggi si parla del come il governo si deve rapportare con la NA e la RA. Il problema è chiarire qual’è l’obbiettivo del governo, se è quello di rafforzare questi organismi fare cioè in modo che possano crescere a partire dalla loro origine. Si tratta infatti di organismi nati all’interno degli nell’istituti di ricerca; occorre rispettare questa caratteristica. Il governo non può essere al di sopra; se il governo deve fare una fondazione, questa deve sostenere queste iniziative. Il governo, se come in altri paesi deve partecipare, deve farlo a partire da una posizione di minoranza; deve assicurare le garanzie di trasparenza, le garanzie di rappresentatività che questi organismi hanno. Ciò non toglie che il governo non ci possa entrare, ci può entrare a supporto. Ne stiamo parlando con i ministri Gasparri, Stanca e Moratti; stiamo ragionando in questi termini, cioè come tutelare il mondo Internet senza avere delle posizioni che poi rischiano di sottoporlo a un controllo governativo che sarebbe dannoso. Quindi questo è il messaggio che intendo portare da parte del ministro Stanca: innanzitutto la tutela delle ragioni fondanti del DNA di internet, del mondo della rete, che devono essere il patrimonio che dobbiamo valorizzare e non cercare di vincolare con norme che potranno arrivare solo quando si consolideranno le tecnologie, i mercati. La norma è efficace quando il fenomeno è descrivibile, è noto. Quindi occorre tempo. E’ un processo che va seguito passo-passo, con capacità e grande responsabilità e con la pazienza di contemplare nei diversi diritti, i diversi pesi, amministrando in questo modo un fenomeno che non può essere sottoposto ad una normativa di tipo tradizionale.

Ne approfitto della presenza di Palmieri per ricordare il decreto legge sull’accessibilità dei siti è stato varato dal consiglio dei ministri, è stato approvato nel testo finale è approdato in Parlamento e mi pare che oggi sia alla stampa quindi sia disponibile e il lavoro alla commissione parlamentare può decollare rapidamente.Abbiamo seguito le risoluzioni del consiglio europeo del marzo 2002.

Abbiamo previsto la nullità del contratto, nel caso in cui una pubblica amministrazione deleghi un ente privato alla realizzazione di un sito e questo non rispetti questi standard.

 

 

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