Tavola rotonda:
"Internet Governance": pubblici poteri e partecipazione della "Local Internet Community"
organizzata da:
Società Internet
Sezione italiana di Internet Society (ISOC)
con la partecipazione del
CNR22 maggio 2002
CNR Piazzale Aldo Moro, 7 – Roma
Relazione dell'On. Antonio Palmieri
Nell’invito a questo convegno Società Internet dice già "chi è l’assassino", vale a dire indica con chiarezza la soluzione ai quesiti posti dal titolo del convegno, perché nell’invito si legge testualmente: "Il governo dovrebbe, di concerto con i gruppi d’interesse, elaborare un quadro regolamentare leggero che dia spinta ed autorevolezza all’autoregolamentazione che nasce dal basso. Il governo dovrebbe anche rendere operativi strumenti per scoraggiare gli abusi, per difendere la privacy e la proprietà intellettuale, per proteggere i minori, per migliorare la sicurezza, etc." Paradossalmente ma non troppo la cosa più notevole è "l’eccetera", perché in realtà non si finirebbe mai di identificare ambiti in cui sono necessari strumenti di intervento e azioni di governo: il che, concordo anch’io con chi mi ha preceduto, non necessariamente vuol dire fare nuove leggi, perché grande è la difficoltà di normare le tecnologie che, sono per definizione costantemente in evoluzione, in libera evoluzione e che purtroppo a volte consentono di compiere "antiche" ingiustizie e "antichi" delitti utilizzando i nuovi strumenti messi a disposizione dalla tecnologia. E se in alcuni casi è possibile intervenire attraverso una per così dire "estensione legislativa", vale a dire tramite l’ampliamento di leggi già esistenti ma che non contemplano i nuovi strumenti tecnologici perché questi non esistevano nel tempo in cui furono fatte queste leggi, in altre situazioni occorrerà intervenire ex novo, magari con semplici atti amministrativi.
Fatta questa premessa, vengo a dire i tre punti sui quali vorrei articolare il mio contributo alla discussione, rispondendo alla domanda circa il ruolo della politica rispetto all’innovazione. In primo luogo, l’innovazione e Internet hanno bisogno delle stesse riforme strutturali di cui tutto il paese ha bisogno. Secondo, spetta alla politica in senso lato, come diceva Cortiana, ma in senso ancor più proprio spetta a chi ha responsabilità di governo alimentare la cultura dell’innovazione. Infine, occorre che il governo, dove per governo si intende non solo il governo nazionale ma ogni livello istituzionale, promuova l’e-government perché questo è un mezzo, a mio giudizio, fondamentale per promuovere innovazione nel nostro Paese.
1. L’innovazione tecnologica ha bisogno delle riforme strutturali indicate nel piano di governo per la legislatura e così liberare le energie degli innovatori, rendere anche in questo campo cittadini, imprese e associazioni protagonisti del proprio futuro, in Italia e nel mondo.
L’innovazione è un "ambiente" sempre più diffuso in tutti gli ambiti della vita umana, che ha bisogno di un "contesto" normativo non ostile , per svilupparsi compiutamente. Ma come può continuare a crescere l’innovazione in un Paese zavorrato da norme superate e farraginose, paralizzato da procedure decisionali lunghe e incerte? L’innovazione è rapidità e flessibilità, vive del genio di quanti sono animati dal desiderio continuo di migliorarsi, è fatta anche di tante piccole aziende sorte negli ultimi anni grazie a giovani con talento e voglia di mettersi in gioco.
Date queste caratteristiche, c’è bisogno di una politica moderna e finalmente efficiente, capace di trasformare celermente i progetti di legge in leggi e le leggi in fatti concreti. Servono le grandi riforme (forma di governo, fisco, diritto societario, mercato del lavoro, infrastrutture, scuola) di cui governo e parlamento hanno posto le fondamenta in questa prima fase della legislatura, seppur con la lentezza dovuta al paradossale ma ineliminabile dato che per produrre il cambiamento si devono utilizzare gli stessi strumenti che generano l’attuale semiparalisi.
2. La politica deve alimentare la cultura dell’innovazione e in primo luogo lo deve fare proponendo "buone" azioni innovative, per far comprendere ai cittadini che la tecnologia accelera la costruzione di una società della condivisione. Ne sono esempio il progetto di e-government per i Paesi in via di sviluppo (di cui il nostro governo è artefice in seno a ONU e G8) e la proposta di legge sull’accessibilità ai disabili dei siti internet della pubblica amministrazione, attualmente in discussione in Commissione Trasporti e Telecomunicazioni alla Camera e sulla quale è augurabile un accordo bipartisan in parlamento.
In secondo luogo, governo e parlamento devono far sì che Tv e radio statali diffondano cultura dell’innovazione a tutta la popolazione. Con il nuovo contratto di servizio il governo ha dato alla RAI anche il compito di assicurare l’alfabetizzazione digitale del pubblico: attendiamo programmi televisivi e radiofonici utili ad assolvere questo mandato.
In terzo luogo, la politica deve innovare la scuola. Con la sperimentazione della riforma, da quest’anno si insegnano informatica e inglese a partire dal primo anno dalla scuola primaria. Negli ultimi due anni si è passati da un rapporto di un pc ogni 18 studenti a un pc ogni 12 e da qualche settimana sono in arrivo le lettere che spiegano le modalità di accesso al contributo di 175 euro per l’acquisto di un pc connesso a Internet previsto dalla finanziaria 2003 per i 550mila giovani che compiono 16 anni nel 2003. Entro il 2004 800mila insegnanti potranno avere a disposizione una casella di posta elettronica per dialogare con studenti e famiglie e nel corso del 2003 saranno aggiornati e formati 180mila docenti in modalità e-Learning. Segnali incoraggianti di un percorso di educazione all’innovazione vitale per il presente e per il futuro della nostra scuola e del nostro popolo.
3. La politica deve infine sostenere lo sviluppo dell’e-government a ogni livello della pubblica amministrazione e in questa partita il ruolo chiave è quello del Ministero dell’Innovazione. Nel 2002 e nei primi sei mesi del 2003 il ministero (che in Italia, non dimentichiamolo, prima del giugno 2001 non esisteva) con crescente autorevolezza si è posto come catalizzatore di progetti interministeriali e come riferimento nel rapporto con le Regioni e gli enti locali; ha semplificato norme e procedure per il completamento di alcuni progetti iniziati dai precedenti governi, (firma digitale, carta d'identità elettronica, fondi UMTS, pc ai giovani); ha lanciato nuove iniziative (il portale nazionale, il Piano nazionale per la larga banda, la carta dei servizi, il progetto per l’uso consapevole di internet per bambini e famiglie), ha ottenuto che il primo grande evento del semestre italiano di presidenza UE, sia la conferenza sull’e-government, in programma a Villa Erba di Cernobbio il 7 e 8 luglio prossimi. Ben 13 sono le best practise italiane scelte dalla Commissione europea tra le 60 che saranno premiate a Villa Erba. SI tratta di un importante riconoscimento per il nostro paese e per varie realtà di e-government centrale e locale che sono state messe in campo in questi ultimi anni. Grazie al cielo, ce ne sono tantissime altre che si muovono da nord a sud del paese e io vorrei citarne una: il piccolo comune di Soveria Mannelli, comune di 3000 abitanti in Calabria dove un sindaco valoroso, Mario Caligiuri, sta portando aventi un esperimento di e-government che non ha eguali in Europa per le condizioni nelle quali viene sviluppato e per i risultati che sta generando.
In conclusione, riforme strutturali, cultura dell’innovazione ed e-government sono a mio avviso le tre mosse utili a unire politica e innovazione. Assieme a capacità di ascolto e di dialogo, pazienza, tenacia e credibilità, capacità di visione e di comunicazione, cultura del risultato, consentiranno a governo e parlamento di mettersi finalmente al servizio dell’innovazione. C’è ancora molto da fare ma, con il concorso di tutte le forze politiche e di governo, lo si potrà fare negli anni a venire: perché l’innovazione è una vera grande opera utile a tutti i cittadini e su di essa non è giusto né utile abbandonarsi a sterili polemiche partitiche. Grazie!
Versione
PDFVersione
RTF