Tavola rotonda:
"Internet Governance": pubblici poteri e partecipazione della "Local Internet Community"
organizzata da:
Società Internet
Sezione italiana di Internet Society (ISOC)
con la partecipazione del
CNR22 maggio 2002
CNR Piazzale Aldo Moro, 7 – Roma
Relazione del Sen. F.CORTIANA
Sono stato invitato a molti dibattiti sulle nuove tecnologie e l’era digitale, ed una preoccupazione che ho sempre avuto in questi appuntamenti è di riuscire a far capire che le questioni inerenti all’era digitale nella quale viviamo non sono questioni di natura tecnocratica o tecnologica per addetti ai lavori ma definiscono la natura costitutiva delle relazioni sociali e quindi sono una questione politica. Esse sono questioni che riguardano la democrazia, sono questioni che riguardano la possibilità costitutiva delle nostre relazioni. Per questo motivo, ho cercato anche in relazione con il vicepresidente della convenzione Giuliano Amato di sensibilizzare e stimolare anche i membri della convenzione sul futuro dell'Europa proprio sulla consapevolezza di queste questioni.
Sono molto contento di quest’evento organizzato a Lodi, ma preoccupato che i vari relatori e attori, dagli imprenditori, agli smanettoni, ai rappresentanti delle varie istituzioni siano capaci di riconoscersi come soggetti politici e quindi abbiano la capacità e l'ambizione di influenzare la politica pubblica.
Non è necessario fare il partito degli utilizzatori d’internet, di quelli del CNR o di che altro, ma occorre far sì che la politica pubblica riconosca questa dimensione non come una dimensione settoriale, ma come una dimensione che interessa ogni ambito della nostra vita, tanto nel campo della medicina e della farmaceutica quanto nel campo della gestione dei prodotti dell’agroindustria quanto, segnatamente, nel campo della comunicazione in quanto tale.
Questi giorni stiamo discutendo il disegno di legge Gasparri sul sistema radio televisivo. Molti colleghi si fermano sulle questioni classiche del confronto rispetto alle reti esistenti, c’è poca attenzione sulle questioni che riguardano il digitale terrestre, sembra, nella discussione quasi un elemento in qualche modo a latere, e invece la mia preoccupazione è quella di far capire che quello è il futuro, e che quella è la questione sulla quale bisogna trovare un punto di vista ragionato capace di rispondere ad interessi generali.
In base alle relazioni viste in precedenza io credo che si traggono delle evidenze assolute e la seguente conclusione: occorrono più che mai, nella società dell'informazione, garanzie normative per il pluralismo. Quindi occorrono delle garanzie normative capaci di mettere paletti che garantiscano il pluralismo.
Occorrono indubbiamente regole per la sicurezza di sistema, ma devono essere regole che garantiscano il rispetto della libertà. Pur sembrando parole persino retoriche, generiche, in realtà sono questioni fondamentali. Sarebbe un errore gravissimo che la politica si limitasse dal punto di vista normativo a prendere atto di una realtà e a fotografarla, riproducendo come quadro normativo, come già avvenuto in altri settori strategici della comunicazione; ma sarebbe altrettanto grave un confronto dove si scontrassero solo modelli ideologici. Invece è bene mettere sul piano normativo paletti che garantiscano pluralismo, libertà e partecipazione, sotto ogni profilo. Se c’è un ambito dove una relazione pacata tra maggioranza e opposizione deve esserci, pur nelle difficoltà evidenti di clima tra le parti in questo paese, questo può e deve essere l’ambito dell'information society. Oggi c’è un confronto bipartisan ed è bene che ci siano delle sollecitazioni forti sull’ambito pubblico affinché non riproduca qui dei confronti che risulterebbero controproducenti.
Io ho presentato un disegno di legge sull’utilizzazione del software libero altamente provocatorio, perché è evidente che, diversamente da quello che ho detto in precedenza, quel testo propone quasi un modello invece che dei paletti. Il confronto che è nato rende necessario verificare se nella dimensione normativa ci siano le condizioni per garantire il pluralismo. Mi auguro che questo clima e questi valori pervadano la dimensione parlamentare. Ma questo sarà possibile solo se fuori dal palazzo ci sarà una tensione e se noi in chiave trasversale sapremo aprirci al confronto. E’ necessario che questo pubblico partecipi ai confronti parlamentari proprio per creare questo tipo di consapevolezza e responsabilità.
C’è infine un’altra questione che è oggetto di un emendamento che ho concordato con Amato e mi auguro venga approvato dalla convenzione europea, cioè quella della disponibilità degli alfabeti. C'è una questione a mio avviso costitutiva rispetto a quello che ho detto e sentito: noi rischiamo di vedere trattati gli alfabeti della conoscenza - in quest’ambito stringhe e algoritmi - come se fossero prodotti e assistiamo al recepimento di direttive come l'eucd, piuttosto che brevettazione che tendono a porre un copyright su di un alfabeto E', a mio parere, un aspetto estremamente preoccupante, perché in contrapposizione con la natura del bene di cui stiamo parlando, vale a dire la conoscenza. Esso è un bene paradossale e particolare, che più viene utilizzato, più si moltiplica e si arricchisce invece di consumarsi. Creare condizioni artificiose di scarsità è un assurdo che contrasta e contrasterà sempre più con le esigenze non solo del mercato, ma anche sociali. Per questo voglio concludere con un invito rivolto a tutti voi: non abbiate pudori nel proporvi alla dimensione politica, perché questa è LA questione politica della Società dell'Informazione, e non accettate la riduzione a tecnici, perché questo avrebbe grandi e gravi conseguenze nello sviluppo del Paese e dell'Europa.
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