
Tavola rotonda
Internet Governance: pubblici poteri e partecipazione della "Local Internet Community"
Sede del CNR, sala G.Marconi
Piazzale Aldo Moro, Roma
22 maggio 2003, ore 11.00
Organizzata da Società Internet, nell'ambito della
giornata della Assemblea Ordinaria
Considerazioni conclusive Stefano Trumpy
Per trarre delle conclusioni sull’evento che si è svolto al CNR lo scorso 22 maggio, ho estratto delle frasi dagli interventi dei relatori riportati sul nostro sito www.isoc.it e, sulla base di queste, cerco di delineare un filo conduttore. Confido che gli autori perdoneranno la mia arbitraria selezione di frasi chiave del loro intervento. L’ordine degli interventi vede in apertura i rappresentanti del parlamento, poi i dirigenti di ministeri ai quali seguono gli interventi di associazioni che si occupano dei temi della “Internet governance” in Italia ed infine interventi di rappresentanti di aziende.
Fiorello Cortiana – Senatore, membro delle commissioni Istruzione
Pubblica e Beni culturali del Senato, Presidente dell'Intergruppo Parlamentare
per l'Innovazione Tecnologica
Non è necessario fare il partito degli utilizzatori d’internet,
di quelli del CNR o di che altro, ma occorre far sì che la politica
pubblica riconosca il mondo della rete associandogli non una dimensione
settoriale, ma una dimensione che interessa ogni ambito della nostra vita.
Rivolgo un invito rivolto a tutti voi: non abbiate pudori nel proporvi
alla dimensione politica, perché questa è “LA questione
politica della Società dell'Informazione”; non accettate
la riduzione a tecnici, perché questo avrebbe gravi conseguenze
nello sviluppo del Paese e dell'Europa.
Antonio Palmieri – Deputato,
Membro della Commissione Cultura della Camera, Dipartimento Innovazione
di Forza Italia e promotore di una importante iniziativa parlamentare
a favore dell'accessibilità universale al WWW
Grande è la difficoltà di normare le tecnologie che sono,
per definizione, costantemente in evoluzione e che purtroppo, a volte,
consentono di compiere "antiche" ingiustizie e "antichi"
delitti, utilizzando i nuovi strumenti messi a disposizione. E se in alcuni
casi è possibile intervenire attraverso una "estensione legislativa"
(vale a dire tramite l’ampliamento di leggi già esistenti
ma che non contemplano i nuovi strumenti tecnologici perché questi
non esistevano nel tempo in cui furono fatte queste leggi), in altre situazioni
occorrerà intervenire ex novo, magari con semplici atti amministrativi.
Paolo Vigevano – Consigliere
del Ministro per l’Innovazione e le Tecnologie e Capo della Segreteria
Tecnica
Il messaggio che intendo portare da parte del ministro Stanca in merito
alla evoluzione della RA e della NA che gestiscono la registrazione dei
nomi a dominio sotto il “.it”, è che, innanzitutto,
va garantita la tutela delle ragioni fondanti del DNA di internet, del
mondo della rete, che costituiscono il patrimonio che dobbiamo valorizzare
e non cercare di vincolare il mercato con norme che potranno arrivare
solo quando si consolideranno le tecnologie. La norma è efficace
quando il fenomeno è descrivibile, è noto; quindi occorre
tempo. è un processo che va seguito passo-passo, con capacità
e grande responsabilità e con la pazienza di contemplare i diversi
diritti e i diversi pesi, amministrando in questo modo un fenomeno che
non può essere sottoposto ad una normativa di tipo tradizionale.
Nella parte iniziale l’intervento di Vigevano aveva trattato la
relazione al Senato del Garante sulla privacy; questo tema, non ulteriormente
sviluppato nella tavola rotonda, merita un approfondimento specifico da
parte di Società Internet.
Alessandro Musumeci – Direttore
Generale Servizio Automazione ed Informatica ed Innovazione tecnologica
del Ministero Istruzione, Università e Ricerca
Occorre una forte attenzione sull’aspetto internet per i minori;
in quest’ambito sicuramente bisogna fare delle azioni forti, occorre
in qualche modo salvaguardare coloro che sempre più spesso, da
casa o da scuola, accedono ad internet. Al tempo stesso non è pensabile
utilizzare solamente dei metodi, delle regole; occorre mettere delle protezioni,
dei software. Occorre anche salvaguardare i domini: per esempio non è
pensabile che possa accadere un’appropriazione selvaggia dei nomi
di dominio senza una regolamentazione ben precisa; in quest’ambito
esiste senz’altro un buco legislativo che va colmato al più
presto.
Stefano Trumpy – Dirigente
di ricerca presso l’Istituto di Informatica e Telematica del CNR
e Presidente di Società Internet
Nell’invito a questo convegno Società Internet dice già
"chi è l’assassino" (parole di Antonio Palmieri),
vale a dire indica con chiarezza la soluzione ai quesiti posti dal titolo
del convegno. Infatti nell’invito si legge testualmente: "Il
governo dovrebbe, di concerto con i gruppi d’interesse, elaborare
un quadro regolamentare leggero che dia spinta ed autorevolezza all’autoregolamentazione
che nasce dal basso. Il governo dovrebbe anche rendere operativi strumenti
per scoraggiare gli abusi, per difendere la privacy e la proprietà
intellettuale, per proteggere i minori, per migliorare la sicurezza, etc."
Joy Marino – Vicepresidente
AIIP
Tutti noi che abbiamo vissuto la “new economy” ci siamo sempre
raccontati che siamo veloci, andiamo velocissimi; l’anno Internet
vale 3-4 anni di vita normale. Personalmente preferisco andare piano e
lasciare spazi di incertezza che si possono colmare strada facendo, mantenendo
i sistemi aperti, salvaguardando i piccoli, non lasciando fuori nessuno,
piuttosto che andare veloce e scoprire che mi sono andato a schiantare
contro un muro.
Erik Lambert – Comitato Direttivo
di Puntoit
Internet, con la sua diversità e reattività, ha trovato
modo di mettere il dito su problematiche vere che esistevano anche fuori
ma non erano percepite come gravi, mentre sono molto ovvie nella loro
criticità, nel mondo internet. A questo punto del dibattito tra
autoregolamentazione e ruolo dei governi, occorre che la comunità
internet faccia capire che il sistema internet apre nuove modalità
d’uso che non sono necessariamente compatibili alla lettera con
le regole del mondo esterno. Occorre un dialogo sui principi di base e
discutere su questi; la cosa peggiore è avere un dialogo dove una
parte dice: “non voglio nessuna regola” e una parte dice:
“abbiamo regole esistenti e, siccome internet fa parte della società
in generale, vi è quanto basta per sapere come gestire l’Internet”.
Gianbattista Frontera – Vicepresidente Assoprovider
Che fine hanno fatto gli ISP "visionari " dei primi anni 90’?
Sono cresciuti in numero (si dice che siano diventati circa 2.500/3.000).
Il mondo politico è molto lontano da questa realtà, e le
leggi che "pilotano" la fine del monopolio della telefonia "dimenticano"
la tutela dell’ISP; anzi introducono costi per essere autorizzati
a vendere il servizio. I piccoli ISP non si rendono ancora conto di essere
totalmente esclusi da quelli che sono i benefici previsti da queste leggi,
con la totale esclusione dalla quota parte del traffico telefonico attirato
verso i numeri telefonici corrispondenti ai propri punti di accesso internet.
Andrea Mazzucchi – Direttore
del Comitato Esecutivo della Naming Authority italiana
Il ruolo del registro del ccTLD “.it”è scontato: è
quello di continuare, nell’interesse della comunità, a mantenere
un registro efficiente così come l’ha fatto sino ad oggi
e naturalmente il ruolo del Governo è quello di creare le condizioni
per cui le strutture di “governance” di Internet che fino
ad ora hanno operato possano continuare a farlo. Sono le garanzie normative
che saranno da rivedere. Certamente c’è un elemento sostanziale:
il fatto che debba arrivare alle strutture che fino ad oggi hanno gestito
il ccTLD ".it" un riconoscimento da parte del Governo.
Rita Rossi – Responsabile
Unità contenziosi ed aspetti legali della Registration Authority
Il fatto che il registro abbia sempre operato nell'ambito di un organo
CNR si è certamente riflettuto positivamente sulla comunità
internet italiana consentendo di sfruttare le capacità tecniche
e scientifiche possedute dall'Istituto stesso, rese disponibili a tutta
l'utenza, a costi decisamente contenuti. Va evidenziata perciò
la necessità che il nuovo organismo in discussione al "tavolo
dei domini", valorizzi e tenga conto dell'esperienza e delle professionalità
maturate fino ad oggi da parte dell'Istituto di Informatica e Telematica;
con ciò si intende significare che all'Istituto debba essere riconosciuto
un ruolo all'interno della costituenda fondazione che consenta di ereditare
e sviluppare le attività tecniche e sperimentali già realizzate
fino ad ora.
Vittorio Bertola – Chairman
della At Large Advisory Committee di ICANN
Necessità di una gestione a 3 : governo +industria+utenti, la più
leggera possibile, sempre delegata localmente quando possibile.
Un controllo troppo stretto o puramente governativo sugli aspetti tecnici
“ingessa” la rete e spezza il suo ciclo di innovazione.
Regole fatte senza la partecipazione degli utenti funzionerebbero male
e si rivelerebbero impossibili da far rispettare.
Paolo Barberis – Presidente
gruppo DADA
Occorre riconoscere il giusto ruolo del “content provider”
nella catena del valore e nella conseguente distribuzione dei ricavi.
Il content provider è la ragione per cui l’utente si collega
e sta collegato.
I contenuti non accrescono i ricavi di chi li crea ma di chi offre il
contenitore e il supporto.
Gianluca Dettori - Fondatore di
Vitaminic
Fondamentalmente abbiamo una situazione per cui la musica digitale, sino
ad adesso, è stata un enorme fenomeno di consumo. Si scaricano
su internet centinaia di milioni di brani musicali quotidianamente; la
musica, con la pirateria, produce un business enorme, fondamentalmente
per i carrier. Il dial up oggi vive di pirateria e di pornografia. Il
paradosso di Barberis si può spingere ancora più avanti,
cioè non solo non vengono retribuiti correttamente gli attori del
mercato, ma addirittura si producono fenomeni distorsivi di questo tipo,
dove la musica digitale non è un business in quanto musica, ma
è un business di pirateria e di telecomunicazioni,
Considerazioni Conclusive
Gli elementi che propongo a futura memoria per la meditazione, come sintesi
degli interventi, sono:
1 - la necessità di una sensibilizzazione continuativa sui temi del governo della rete Internet che veda interagire i “politici”, i rappresentanti della Pubblica Amministrazione, il settore economico, i tecnici e gli utenti; se ciascun settore vorrà agire con modestia e capacità di rispettare le competenze e prerogative degli altri “gruppi di interesse, si potrà stabilire il circolo virtuoso che si auspica;
2 – la necessità di formulare ipotesi di regolamentazione che favoriscano uno sviluppo ordinato della rete Internet e che trovino il giusto compromesso tra la autoregolamentazione del settore e la tutela dell’interesse pubblico;
3 – la necessità di adottare misure che garantiscano spazi
di mercato a piccoli e grandi e che possibilmente aprano possibilità
di nuovi “business” nel settore dell’Internet, ovvero
correggano le distorsioni della “catena del valore”che si
sono andate creando;
4 – la cura degli aspetti sociali conseguenti alla diffusione dell’Internet in tutti i settori della nostra società; questa attività potrà trarre momento soltanto da una stretta sinergia tra il Governo ed il mondo produttivo;
5 – il peso relativo nelle decisioni che riguardano la “Internet
governance”che bilanci la partecipazione nelle decisioni di utenti
della rete, dei fornitori di servizi e del governo, prendendo spunto da
quanto accade, a livello globale, nell’ambito di ICANN;
6 – in particolare, vari interventi hanno toccato il punto della evoluzione della struttura che sovrintende alla allocazione dei nomi a dominio sotto il “.it”; poiché la discussione su questo punto è attualmente alla attenzione del Governo, si sono espressi giudizi in merito al peso che il Governo stesso dovrebbe avere su questa attività; si è auspicato un intervento che valorizzi le competenze sin qui accumulate e che dia al registro quella legittimazione che sino ad adesso è mancata.
Stefano Trumpy
Presidente di Società Internet
Pisa, agosto 2003