DIVERSITY

Comitato consultivo sulla governance di Internet
Sabato, 30 Settembre, 2006
DIVERSITY - Promoting multilingualism and local content
Autori: 
Matilde Ferraro
Vittorio Bertola

Premessa

Il terzo tema in discussione ad Atene concerne la tutela della diversità culturale come patrimonio comune di tutta l’umanità che in quanto tale va preservata e valorizzata. Lo sviluppo della Società dell’Informazione a livello nazionale ed internazionale deve quindi prevedere, nel rispetto di tale diversità, la produzione di contenuti locali, ovvero in lingua locale e di rilevanza locale.

Da Ginevra a Tunisi

Al tema della Diversità Culturale è stata data particolare rilevanza sin dalla Dichiarazione di Principi di Ginevra, nella consapevolezza che la prima fase di espansione della Società dell’Informazione ha visto la diffusione di contenuti digitali prevalentemente nelle lingue dominanti nel mondo. Le conseguenze di tale situazione porterebbero velocemente all’erosione di diversità culturali e linguistiche accelerando la scomparsa di lingue, costumi e tradizioni. Per questa ragione gli articoli 52, 53 e 54 della Dichiarazione di Principi di Ginevra sottolineano il rilievo assunto dalla creazione, diffusione e tutela di contenuti nelle diverse lingue esistenti nel mondo ai fini della costruzione di una Società dell’Informazione che sia inclusiva per tutti. E’ inoltre enfatizzata l’importanza dell’accesso ai contenuti educativi, scientifici, culturali in diversi formati e linguaggi come elemento abilitante per lo sviluppo anche economico delle diverse aree del mondo. Tali presupposti sono essenziali per la crescita di una Società fondata sul rispetto delle diverse culture, religioni, identità nella quale il dialogo tra culture possa rafforzarsi anche grazie all’utilizzo delle tecnologie digitali.

Il Piano di Azione di Ginevra prevedeva per questo la promozione da parte dei singoli stati di politiche finalizzate allo sviluppo di contenuti culturali, educativi e scientifici anche attraverso la creazione di industrie locali per la produzione di contenuti adatti alle lingue ed alle culture del luogo. In questa ottica, content provider privilegiati divengono le librerie, gli archivi, i musei e le istituzioni culturali che devono essere messe in grado di digitalizzare i propri patrimoni nonché di produrne di nuovi.

Nel Tunis Commitment è stata ribadita l’importanza della produzione di contenuti nelle lingue e culture locali (art. 14 e 32) come fattore indispensabile di inclusione e superamento del digital divide e nell’Agenda sottoscritta a Tunisi ci si impegnava ad avviare un processo multilaterale, trasparente e democratico con il coinvolgimento di tutti gli stakeholders per garantire una “multilingualizzazione” di Internet. Tale processo deve includere non solo i nomi di dominio e gli indirizzi di posta elettronica ma anche la produzione di software che aiutino a superare il divario digitale linguistico nonché quella di standard tecnici adeguati.

Dichiarazioni e Raccomandazioni dell’UNESCO

L’UNESCO ha partecipato in maniera attiva al processo del WSIS promuovendo una nuova visione del suo mandato istituzionale alla luce dei cambiamenti apportati dalla diffusione della Società dell’Informazione. Nella Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale (approvata nel novembre del 2001) sono rintracciabili molte delle linee guida che possono condurre alla tutela ed alla promozione della diversità culturale anche nella Società dell’Informazione. La dichiarazione colloca la diversità al centro di ogni processo di sviluppo inteso non solo come crescita economica quanto come strumento per ottenere una esistenza in maggior misura soddisfacente da un punto di vista intellettuale, emozionale, morale e spirituale (art. 3). In questo senso il pluralismo culturale deve essere assicurato attraverso la elaborazione di politiche nazionali che includano tutti i cittadini come garanzia di coesione sociale, di vitalità e di pace (art. 2). Nella dichiarazione è forte il richiamo al legame esistente tra diversità culturale e rispetto per i diritti umani e le libertà fondamentali (art. 4), i diritti culturali sono identificati con il diritto alla libertà di espressione e di diffondere il proprio lavoro nella lingua che si desidera, con il diritto ad accedere ad una educazione e formazione di qualità, infine, con il diritto a partecipare alla vita culturale nelle modalità scelte da ciascuno (art. 5). L’art. 6 della Dichiarazione contiene già espliciti riferimenti alla Società dell’Informazione “Libertà di espressione, pluralismo dei Media, multilinguismo, equo accesso alla conoscenza artistica, scientifica e tecnologica, inclusa quella in formato digitale, e la possibilità per tutte le culture di avere accesso ai mezzi di espressione e trasmissione sono le garanzie della diversità culturale”. Ci si pone inoltre il problema di come, nel garantire agli autori i loro diritti, venga rispettata la necessità che i beni e servizi culturali siano considerati non semplici prodotti di consumo poiché veicolo di identità, valori e conoscenza (art. 8). Ciascuno Stato definisce le proprie politiche culturali con l’obbligo generale che tali iniziative debbano creare le condizioni idonee alla produzione e diffusione di prodotti culturali diversificati.

Al fine di contribuire alla promozione della diversità culturale e della libertà di espressione nella Società dell’Informazione nel 2003 l’UNESCO ha elaborato una Raccomandazione sulla Promozione e l’Uso del Multilinguismo e l’Accesso Universale al Ciberspazio ed una Carta sulla Tutela del Patrimonio Digitale. In tali documenti è possibile rintracciare i punti nodali che si pongono all’attenzione dei governi e delle loro organizzazioni internazionali in merito alla diversità culturale.

  1. Le ICT offrono la possibilità di aumentare enormemente la libera circolazione di conoscenza tuttavia esse possono anche creare un gap tra info-ricchi ed info-poveri, il dominio di alcune lingue può restringere la possibilità di espressione e creare una standardizazzione culturale. Il multilinguismo è quindi essenziale a scongiurare tale eventualità.
     
  2. La disponibilità di accedere attraverso Internet a reti e servizi pubblici è il primo prerequisito che possa assicurare uguali benefici per tutti i cittadini dalle informazioni contenute nel Web. L’ostacolo a tale accesso universale è costituito in primo luogo dalla mancanza di attrezzature di telecomunicazione e dall’alto costo delle connessioni ad Internet. Numerosi Paesi in Via di Sviluppo prevedono inoltre misure restrittive alla costituzione di Internet Service Providers, situazione aggravata dal dominio di pochi Provider sul mercato internazionale.
     
  3. Il linguaggio è il fondamento della comunicazione tra le persone ed è parte del patrimonio culturale, per questa ragione il linguaggio dell’utente non deve essere un ostacolo all’accesso del patrimonio esistente nel ciberspazio.
     
  4. Una porzione significativa del patrimonio mondiale dell’umanità in contenuti è costituito da informazioni di pubblico dominio. Questo genere di informazioni è posseduta da ogni paese, cultura e linguaggio. Immettere queste informazioni sul Web sarebbe un contributo rilevante verso l’accesso universale alla conoscenza.
     
  5. Il patrimonio culturale, scientifico e di conoscenze viene sempre più prodotto in formato digitale e spesso esclusivamente in questo formato, ciò pone serie preoccupazioni nel renderlo utilizzabile ed accessibile per tutti. Si pongono inoltre nuove necessità ed esigenze nel preservare tale enorme patrimonio digitale, nell’organizzarlo, nello stabilirne la provenienza. Un altro aspetto complesso è quello relativo al copyright, incluso quello dei software necessari per accedere ai file digitali.

Verso una Società dell’Informazione per tutti

Dai documenti ufficiali citati sinora emerge l’interdisciplinarietà necessaria per un corretto approccio al tema della tutela e della valorizzazione della diversità culturale nella Società dell’Informazione.

Il primo campo nel quale è necessario un intervento è sicuramente quello del Diritto, vanno infatti identificati e garantiti a tutti i cittadini i nuovi diritti posti in essere dall’avvento della Società dell’Informazione. Al pari di altri diritti fondamentali già oggi riconosciuti e codificati, tutti i diritti correlati con l’utilizzo attraverso le ICT di conoscenza, informazioni e patrimonio culturale globalmente inteso, vanno garantiti e declinati con le nuove caratteristiche che essi assumono nella Società dell’Informazione. La proposta italiana di promuovere una “Carta dei Diritti della Rete” può in tal senso colmare un vuoto esistente a livello internazionale e utilizzando il grande patrimonio di competenze ed intelligenze in tale campo, l’Italia potrebbe proporsi come punto di raccordo internazionale sulla elaborazione di tale Carta Costituzionale.

Il riconoscimento dei Diritti della Rete porrebbe una reale garanzia di rispetto per la diversità culturale, per la conoscenza intesa come bene comune dell’umanità e per la promozione di una cultura della rete inclusiva per tutti.

Il secondo aspetto da prendere in considerazione è quello tecnico. Le ICT sin dalla loro nascita hanno teso a rafforzare alcune disuguaglianze esistenti; ciò innanzitutto per la netta predominanza nell’utilizzo di linguaggi basati sulle lettere latine (e in particolare l’inglese) marginalizzando in tal modo altri raggruppamenti linguistici. Il Digital Divide conseguente a tale tendenza si manifesta a diversi livelli: impossibilità di utilizzo di tecnologie informatiche e di comunicazione per non conoscenza delle lingue nelle quali i codici vengono espressi, impossibilità di adattare la tecnologia al contesto locale, difficoltà nell’utilizzo delle tecnologie da parte di utenti non altamente scolarizzati. Il problema tecnologico connesso con la diversità culturale è di enorme rilievo; la tecnologia infatti non può essere in alcun modo neutra e le ICT in particolare sono espressione delle Società che per prime le hanno create. Il modello che esse trasmettono è quindi di matrice “occidentale/latina” ed esse rispondono pienamente alle esigenze proprie delle società che le hanno prodotte. E’ evidente che per divenire “tecnologie culturali globali” esse debbano essere ripensate ed aperte all’immissione di contenuti (tecnologici e culturali) caratteristici anche di altre realtà ed espressi nelle relative lingue locali.

Le lingue esistenti al mondo sono più di 6.000 e la gran parte di esse non è presente con alcun contenuto su Internet, non esistono inoltre strumenti per creare o tradurre contenuti in questi linguaggi. Per questa ragione una vasta porzione di popolazione del mondo è esclusa dalla possibilità di fruire delle opportunità offerte dai progressi tecnologici nonché delle informazioni essenziali alla propria crescita umana ed economica. Allo stesso tempo, l'impossibilità o la difficoltà di utilizzare determinate lingue su di un computer – ad esempio per la mancanza di versioni localizzate del software o dei necessari standard tecnici di identificazione e codifica dell'alfabeto e della lingua – pone direttamente in pericolo la sopravvivenza della lingua stessa, e il patrimonio culturale ad essa connesso. E' necessario che le diverse comunità linguistiche possano ottenere in modo semplice e veloce un adeguato riconoscimento della propria lingua negli opportuni standard internazionali (es. ISO 639).

Per promuovere la produzione di contenuti in lingue locali appare essenziale il coinvolgimento di entità accademiche e scientifiche poiché sinora la produzione di contenuti è stata largamente guidata dalle esigenze di mercato orientate sempre verso i linguaggi predominanti nel mondo.

Un altro fattore tecnico da tenere fortemente in considerazione è quello degli standard utilizzati per implementare sia l’hardware che il software, alcuni di questi standard sono profondamente connessi con aspetti culturali e linguistici e per questa ragione è indispensabile il coinvolgimento nella loro produzione di rappresentanti delle diverse culture e lingue. E' importante che tutti i nuovi standard tecnici vengano sottoposti ad una “valutazione di impatto culturale” che ne assicuri la compatibilità e l'imparzialità verso i diversi gruppi linguistici e sociali del mondo intero.

Va inoltre promosso lo sviluppo di software open source e free che, permettendo direttamente l'accesso e la modifica del codice a terze parti sul luogo di utilizzo, appare rispondere in maniera adeguata alle necessità di localizzare nelle lingue locali i programmi consentendo inoltre di adattarli alle esigenze anche culturali dei singoli contesti di utilizzo. E' inoltre opportuno che venga attivata nel prossimo futuro l'infrastruttura tecnica e gestionale per la creazione e l'utilizzo di nomi a dominio e identificatori tecnici (es. URL, indirizzi di e-mail...) interamente internazionalizzati, ossia completamente scritti in alfabeti non latini, o negli alfabeti latini estesi come quello italiano. Si ritiene ingiustificato il ritardo con cui gli organismi di standardizzazione e gestione tecnica stanno provvedendo a definire e implementare i vari aspetti di tale infrastruttura.

Il terzo campo di intervento è quello delle politiche che i singoli governi dovrebbero attuare in merito alla diversità culturale ed al multilinguismo. Va infatti incoraggiata la promozione di politiche linguistiche che sostengano ed incoraggino le comunità linguistiche non dominanti ad utilizzare la loro prima lingua nel maggior numero di aree possibili anche se sono in grado di utilizzare una lingua internazionale per la comunicazione. Il linguaggio è un fattore di identità fondamentale sia a livello personale che nazionale deve quindi essere garantita la possibilità che esso sia utilizzato a scuola, sui media, nel ciberspazio. Le politiche di promozione e tutela delle lingue sono fortemente connesse con la tutela della diversità culturale così come con la tutela della biodiversità e con una cultura della comunicazione e dello scambio tra culture differenti. Gli Stati nelle loro politiche educative dovrebbero quindi prevedere sempre lo studio della propria lingua madre, della lingua nazionale nonché di un linguaggio internazionale. La promozione di tali politiche dovrebbe essere accompagnata da incentivi per la creazione di una industria locale dedita alla produzione di contenuti rilevanti per la cultura e la società del posto.

Il quarto ed ultimo campo sul quale intervenire è quello della proprietà intellettuale che influenza profondamente la possibilità, o meno, di condividere e scambiare conoscenza ed è evidentemente correlato con la promozione e la tutela della diversità culturale. La tendenza oggi in atto a brevettare e avvolgere attraverso la proprietà intellettuale ogni patrimonio prodotto dall’umanità, nonché la stessa biosfera, limita fortemente la possibilità per le culture sottorappresentate o economicamente non dominanti di attingere alla conoscenza essenziale per garantire uno sviluppo adeguato. La conoscenza va riconosciuta come bene comune dell’umanità e tutelata e resa accessibile, al pari di altri patrimoni comuni. La tendenza a monetizzare e considerare merce ogni conoscenza prodotta (o già esistente) va invertita ed affermata una regolamentazione che riporti al pubblico dominio la produzione e la tutela dei contenuti di interesse comune. Tale tema è fortemente connesso con le analisi e le proposte avanzate sul tema dell’Openness – Freedom of expression, free flow of information, ideas and knowledge.

Riteniamo quindi che l’Internet Governance Forum debba dare vita innanzitutto ad un processo multistakeholder, del quale l’Italia potrebbe proporsi come facilitatore, per la stesura di una Carta dei Diritti della Rete, nella quale siano contemplati i nuovi diritti derivanti dall’utilizzo delle ICT e dei servizi ad esse correlati. Il nostro paese potrebbe inoltre proporsi come paese ospitante di un evento internazionale delle Nazioni Unite dedicato al tema della Carta dei Diritti della Rete da tenersi nella primavera del 2007.