Intervento personale di Giampaolo Bonora
(Successivo alla Tavola Rotonda)
Ho partecipato alle discussioni su ICANN anche se non sono quel che si dice un tecnico - un esperto di reti telematiche. Anch'io come molti mi ritrovo a usare Internet per diverse ore al giorno, sia per lavoro che per divertimento - o cultura personale, se volete. Quindi voglio portare un punto di vista da utente di Internet - neanche da titolare di un nome di dominio.
[Faccio questa precisazione perche' credo che questo sia un problema reale - se la titolarita' di un nome a dominio sia una buona proxy per qualificare il livello di competenza, o di informazione di un utente. Secondo me no, ma ci sono posizioni diverse che sono ragionevoli. Certo in quel modo tutto si semplifica].
Mi sono incuriosito di ICANN quando ho saputo che c'era la elezione e che anch'io potevo partecipare. Ho provato a capirne di piu' e da li' sono arrivato anche ad altri argomenti che sono certamente fuori da questo dibattito.
Ma capite che chi e' arrivato per questa strada non puo' essere contento di una evoluzione che ha progressivamente ridotto lo spazio per la componente che chiamano at-large, a me piace dire in italiano la partecipazione ampia.
E devo dire, non sono poi neanche tanto interessato ai dettagli di un processo di riforma in cui questa componente sta fuori.
Che ICANN abbia compiti limitati, tra cui non rientrano colmare il digital divide, difendere la liberta' di espressione in rete, eccetera, siamo d'accordo, ma che chi sta al vertice debba conoscere bene questi problemi, insieme agli altri che agitano la rete, mi sembra altrettanto giusto.
E indubbiamente c'e' del vero nel bilancio non negativo che ha tracciato Lynn. Ricordiamoci che stiamo parlando di una organizzazione di meno di 20 'direttori' (non pagati, solo rimborsi spese) + meno di 20 dipendenti.
Alla rete non e' successo niente di drammatico neanche in situazioni eccezionalmente critiche.
Chi vuole lavorare con Internet, utente o professionista o imprenditore, puo' farlo sempre di piu', non ci sono gravi problemi di indirizzamento o di risoluzione dei nomi. Certo, adesso possiamo essere anche piu' convinti che era meglio darsi una politica piu' coraggiosa nella introduzione di nuovi gTLD.
Soprattutto pero', ICANN resta un esempio funzionante di una organizzazione non convenzionale per affrontare problemi per loro natura internazionali - e questi problemi sono sempre di piu'. Quindi comunque una esperienza utile e che puo' essere ancora utile anche se sono sul tappeto anche ipotesi di modifiche consistenti.
Io sostengo che la partecipazione at-large, pur se sminuita, deve essere inclusa nel giudizio, e si deve ad essa se l'interesse e' ancora vivo intorno a ICANN. E non faccio solo riferimento al contributo dei 5 direttori eletti, che per quel che posso vedere non mi sembra certo inferiore a quello di altri.
Leggo su ICANN Watch dell'intervento di E. Dyson sul Wall Street Journal, di cui mi colpisce il passaggio in cui afferma che c'e' bisogno di 'rinsanguare' la presidenza ICANN (peraltro in scadenza).
Non entro in argomento, certo vien da pensare che lei od altri abbiano usato un argomento simile per convincere/rsi ad affrontare una tantum l'avventura delle elezioni at-large (in luogo dei matrimoni combinati che usavano le aristocrazie di un tempo). Evidentemente le aspettative di chi ha partecipato erano diverse. Forse piu' ancora quelle di chi, deluso, si e' perso per strada.
Ho letto il contributo proveniente da ITU. Quello che mi ha colpito non e' stato tanto la parte piu' tecnica, che peraltro riprendono da Alverstrand, quanto l'affermazione (vado a memoria) 'noi vi possiamo aiutare, noi siamo esperti di partecipazione'. Immagino che si riferiscano alla partecipazione attraverso i governi, certo e' bene che i governi si parlino formalmente, ma la 'promessa', se vogliamo dire cosi', della partecipazione larga di ICANN era qualcosa di piu'.
E allora dico che puo' essere vero anche il contrario, che ICANN puo' aiutare ITU. In generale, credo che il modello di ICANN possa essere di qualche interesse per le organizzazioni internazionali.
ICANN incontra sulla sua strada sempre nuovi paradossi. Non appena c'e' la parvenza di un consenso, ci si ritrova ad andare nella direzione opposta.
Siamo d'accordo che non deve essere governo mondiale, e ci ritroviamo a parlare di governo mondiale della rete. I piu' sono d'accordo che deve restare piccola, e a conti fatti ci ritroviamo con la necessita' di farla almeno tre volte piu' grande.
Per non dire del paradosso fondamentale, ma di questo si e' parlato abbondantemente, di una organizzazione privata, creata per il passaggio di funzioni pubbliche al settore privato, a cui mancano caratteri propri del settore privato, per esempio non agisce in regime di concorrenza, mentre ne ha altri di una organizzazione statuale, per esempio deve muoversi alla maniera delle diplomazie.
Ora, consentitemi una battuta, quando c'e' un paradosso ci vuole un matematico, non un diplomatico.
Voglio dire, se si vuole andare avanti ci vogliono strumenti concettuali adeguati, c'e' bisogno anche di teoria.
In questo caso mi sembra soprattutto teoria dei rapporti internazionali, intesi anche come rapporti fra persone e culture diverse.
19 giugno 2002

